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Un approccio multifattoriale: il Triangolo della Salute

Aggiornamento: 30 lug

il Triangolo della salute

«Sono radicata ma scorro»
Virginia Woolf, Le onde


Uno degli elementi fondativi del mio approccio si ispira al modello olistico multifattoriale del Triangolo della Salute, concetto cardine della Kinesiologia. Si utilizza questa figura per rappresentare la relazione dinamica tra le tre aree primarie per l'equilibrio dell'essere umano e indicarne l'interrelazione e l'interdipendenza.
 
Ogni lato del triangolo rappresenta un aspetto:
•    un lato si riferisce all'aspetto strutturale, ovvero ossa, muscoli e quanto deputato al sostegno, al movimento e alla postura
•    un secondo lato rappresenta l'aspetto biochimico, si riferisce cioè alla nutrizione, agli organi, alle ghiandole, alle funzioni metaboliche e fisiologiche: a ciò che concorre alla trasformazione, alla creazione e al mantenimento dell'energia della persona
•    l'altro lato riguarda l'aspetto psichico: ci parla del complesso delle funzioni e dei processi che danno all’individuo esperienza di sé e del mondo, della relazione che i pensieri, le emozioni e i sentimenti hanno con i tessuti del corpo, con l'interpretazione sensoriale e con gli aspetti del sistema nervoso ed endocrino.
Se qualcosa perturba uno dei lati del triangolo gli altri lati si modificheranno di conseguenza, modulando cioè la loro risposta.
In estrema sintesi, possiamo aver fatto esperienza di questa interdipendenza quando ad esempio, in presenza di una particolare tensione emotiva, ci è capitato di avere tensione muscolare, adottare una postura diversa, di digerire con fatica o fastidio o di dormire peggio.
 
L'EQUILIBRIO

Nella bidimensionalità dell'immagine del triangolo, l'equilibrio ottimale è rappresentato dalla figura geometrica in cui i tre lati sono uguali, in cui cioè vi è una reciproca relazione armonica tra le varie parti dell'individuo.

Questa prospettiva però rischia di essere fuorviante, non riconducendosi infatti in modo esplicito ad una dimensione - la terza - legata a ciò che abita lo spazio, legata al corpo e alla vita che lo anima e dunque, intrinsecamente, legata al movimento. L'equilibrio non è infatti da riscontrarsi nella, seppur stabile, fissità ed impassibilità di un triangolo equilatero o nell'assenza di aspetti che tocchino e spostino i lati del triangolo - il triangolo non ambisce a una "cieca e immutabile perfezione", siamo permeati dalla relazione e dal conflitto che producono continui movimenti sui suoi tre lati; l'equilibrio lo si riscontra in quella forza che si esprime attraverso la capacità del triangolo stesso di ascoltare e rispondere "con fluidità" al cambiamento costante in cui è immerso, rimanendo quindi in costante movimento. Potremmo dire, lasciando che la vita scorra con la vita stessa.

...E NELLA PRATICA?
 
Nelle sedute pongo l'attenzione all'insieme, cercando di capire con la persona quale sia il movimento da facilitare o sostenere. In base alla situazione specifica
  • sostengo la comunicazione armonica tra i tre lati del triangolo attraverso il lavoro sui meridiani della Medicina Cinese e/o
  • utilizzo tecniche specifiche per ciascuno dei tre lati,
mantenendo costantemente l'attenzione alla relazione tra di essi e all'interazione esistente tra la persona ed il contesto ambientale, storico, sociale di cui è parte; la accompagno in un nuovo passo di quel processo che ha a che fare con l'abitare la multidimensionalità degli aspetti che ci compongono. Abitare lo scambio continuo che abbiamo con la vita, niente di più legato al movimento dunque: lo scorrere insieme alle cose cercando di mantenere quella presenza che consente alla nostra vitalità di esprimersi, nelle varie tinte che la vita può assumere. In quest'ottica infatti l'equilibrio non lo si riconosce nella mera assenza di sintomi, ma lo si osserva in uno stato dell'essere in cui ci sentiamo vivi e vitali, integrati.
 
Ad esempio, dopo che vi è stato un trauma fisico, uno sforzo eccessivo o prolungato o in presenza di una cicatrice interna o esterna (taglio, intervento chirurgico, frattura etc.) verifico se può essere opportuno
• un riequilibrio delle strutture fisiche, dei tessuti e dei muscoli entrati in tensione,
• se vi è una componente emozionale cicatrizzata nel tessuto stesso di cui può essere utile accompagnare l'espressione o sostenere la metabolizzazione
• e, ad esempio, se il sistema è ancora “attivo”, come se il trauma stesse ancora avvenendo nel presente; se vi sono dunque meccanismi di difesa che stanno condizionando il modo in cui la persona risponde a ciò che le sta intorno. Perdurando, ciò potrebbe incidere sulla qualità del sonno, sulla digestione, sulla concentrazione e l'apprendimento, sulla risposta immunitaria, sulla sfera endocrina e su quella relazionale.
In modo analogo ci si muove nelle sedute quando il disagio prioritario è una sofferenza emozionale o uno squilibrio biochimico. Si va a facilitare trasversalmente la comunicazione tra i vari aspetti e a valutare quale lato può essere utile sostenere per primo considerando ciò che degli altri lati può essere supportato ed integrato.


NOTA: Si guarda alla persona nel suo insieme per favorire la salutogenesi, ovvero quella capacità dell'individuo di mantenere un equilibrio tra i vari sistemi che lo compongono; si osserva che talvolta ciò coincida con un miglioramento dei sintomi o con un viverli diversamente. Tuttavia non ci si occupa del trattamento del sintomo o della patologia, da ritenersi di stretta competenza medico-sanitaria: è uno sguardo olistico/all'insieme, ma certamente non onnicomprensivo (considerazione ovvia ma mai banale). Per la natura intrinseca di questo approccio il lavoro che si svolge nelle sedute beneficia della sinergia tra professionisti e può ben integrarsi con altre competenze e consulenze.


Fonti bibliografiche:
M. Piva, Manuale Touch for Health 1 , Maderno del Garda, I.K.S.E.N., 2014.
J. Thie e M. Thie, Touch For Health, Verona, red!,2015.
Treccani.it, vocabolario online - definizione di Psiche link

 
 
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FRANCESCA MARZANO MELANI

Kinesiologa IKC

Operatrice Shiatsu

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